Trovo salutare restare solo per la maggiorparte del tempo.
Essere in compagnia anche dei migliori, provoca subito noie e dispersioni.
Amo restare solo.
Non trovai mai un compagno che fosse tanto buon compagno della solitudine.
Per la maggior parte, noi siamo più soli quando usciamo tra gli uomini che quando restiamo in camera nostra.
Di solito la compagnia è troppo da poco.
Ci incontriamo a intervalli molto brevi, non avendo avuto il tempo di acquistare qualsiasi nuovo valore reciproco.
Ci incontriamo ai pasti tre volte al giorno e reciprocamente offriamo un nuovo assaggio di quel vecchio formaggio ammuffito che siamo.
venerdì 24 marzo 2017
martedì 21 marzo 2017
Capitolo 2: Dove vivevo e perché
[...] un uomo è ricco in proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno.
Vivete quanto più indipendentemente potete, senza impegno alcuno.
Ogni mattina era un gioioso invito a condurre la vita con la medesima semplicità e, posso dire la medesima innocenza della Natura.
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domenica 19 marzo 2017
Che cosa ti manca?
| Grow wild according to your nature |
"Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l’uomoideale e forte che m’aspettavo? Forse fu tale dubbio chemi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere
quello di credersi grande di una grandezza latente"
martedì 7 marzo 2017
Mantenersi su questa terra
Ogni volta che ho incontrato un immigrante barcollante sotto un gran fardello che conteneva tutti i suoi averi, simile a un enorme bulbone cresciutogli sulla nuca, l'ho sempre compatito, non perchè solo quello fosse tutto il suo avere, ma perchè aveva TUTTO QUELLO da portare con sè. Se dovessi trascinarmi appresso la mia trappola, mi preoccuperei di farla leggera e che non mi pizzicasse in parte vitale.
In breve io sono convinto, sia per fede che per esperienza, che mantenersi su questa terra non sia una cosa ardua ma un passatempo, se si vive con saggezza e semplicità.
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lunedì 27 febbraio 2017
domenica 15 gennaio 2017
AUT-AUT
Immagina un capitano sulla sua nave nel momento in cui deve dar battaglia; forse egli potrà dire, bisogna fare questo o quello; ma se non è un capitano mediocre, nello stesso tempo si renderà conto che la nave, mentre egli non ha ancora deciso avanza colla solita velocità, e che così è solo un istante quello in cui sia indifferente se egli faccia questo o quello. Così anche l'uomo, se dimentica di calcolare questa velocità, alla fine giunge un momento in cui non ha più la libertà della scelta, non perché ha scelto, ma perché non l'ha fatto, il che si può anche esprimere così: perché gli altri hanno scelto per lui, perché ha perso se stesso.
La difficoltà della scelta è che l'intervallo di tempo per cui quella scelta è davvero opera nostra è così ridotto che è impossibile da cogliere; passato quell'intervallo la scelta è ormai compiuta, non da noi, bensì dalle circostanze, dagli altri, dal tempo.
Come un naufrago nel mare, che egli decida di non decidere (stare fermo) o scelga una direzione verso cui nuotare, il mare ha in serbo per lui un'altra scelta, contro cui lottare è inutile.
Esistere significa “poter scegliere”; anzi, essere possibilità. Ma ciò non costituisce la ricchezza, bensí la miseria dell’uomo. La sua libertà di scelta non rappresenta la sua grandezza, ma il suo permanente dramma. Infatti egli si trova sempre di fronte all’alternativa di una “possibilità che sí” e di una “possibilità che no” senza possedere alcun criterio di scelta. E brancola nel buio, in una posizione instabile, nella permanente indecisione, senza riuscire ad orientare la propria vita, intenzionalmente, in un senso o nell’altro.
Aut-Aut, o questo, o quello, finchè non scegli tutto è possibile, è questo che rende scegliere così difficile.
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giovedì 29 dicembre 2016
Imparai che
La vera semplicità e nudità della vita dell'uomo nelle età primitive implicavano questo vantaggio per lo meno: lasciavano l'uomo ospite della natura.
Ma ahimé gli uomini ora sono diventati strumenti dei loro strumenti. L'uomo, che quand'era affamato coglieva i frutti liberamente, è diventato contadino; e quello che, per riposare, si stendeva sotto un albero, è diventato il guardiano della propria casa.
Questo gettar via la maggior parte della vita umana guadagnando danaro per godere di una libertà piuttosto dubbia nel periodo meno prezioso dell'esistenza, mi fa ricordare quell'inglese che andò in India a fare fortuna per poi tornare in Inghilterrra a fare la vita del poeta.
...imparai che, se ognuno vivesse in semplicità e consumasse solo il proprio raccolto senza coltivarne più di quanto non ne mangi, o senza cambiarlo con un'insufficiente quantità di cose più costose o di lusso, basterebbe coltivasse solo poche pertiche di terra:
imparai anche che gli sarebbe più conveniente vangare invece arare coi buoi e scegliere di volta in volta un terreno nuovo invece che concimare quello vecchio, e che potrebbe fare i lavori della fattoria nelle ore libere dell'estate e con la mano sinistra per così dire, e in tal modo non sarebbe legato a un bue o a un cavallo, o a un porco o a una mucca, come egli è ora.
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